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  #1  
Old 07-16-2008
avlombardi
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Default Ingegneri, disoccupazione, estero...(LUNGO)

Se posso permettermi, le discussioni precedenti (di cui all'oggetto)
sono intrise di considerazioni giuste ma anche di luoghi comuni
micidiali che sfiorano "l'erba del vicino".

In Italia piangono tutti i giovani, non solo i giovani ingegneri. Per
noi il rimpianto è maggiore visto il super culo che ci ha (almeno per
me) annullato gli anni 19-25 della nostra vita.
Ragazzi, ma credete che un neolaureato in medicina stia meglio di noi?
Il culo se lo è fatto anche lui, cosa credete? Ragionava meno, ma non
confondiamolo con altre lauree da ridere. Se non hai 110 e lode non
hai speranza
di trovare un specializzazione e il tempo della fila per entrare è
inversamente proporzionale alle leccate che devi dare al prof. fra
bottiglie di vino e trattamenti da infermiere sotto un capo reparto
che avrà la quinta elementare...
Credete che tutti gli avvocati siano Franzo Grande Stevens? Alcuni (e
di sicuro non sono neolaureati, hanno ALMENO 35 anni) mandano lettere
per riscuotere 24,5 euro di credito a chi non vuole pagare una rata
per una assicurazione disdettata...secondo voi sarà molto alta la sua
parcella? Molti praticanti ASPIRANO a fare questo.

"C'è stato un tempo che provavo orgoglio al sentirmi ingegnere,
poi ho provato rabbia per essere sottovalutato, quindi pena (io direi
rassegnazione) per la consapevolezza che quasi tutti non si rendono
conto. Ora semplicemente non me ne frega più niente"

Quanto ti capisco dott. Ing. Fabrizio Baldi...

Uno dei problemi di noi ingegneri è che abbiamo fatto ingegneria non
solo perchè ci affascinava l'idea di conoscere materie
scientifico-tecnologiche, ma anche per il prestigio intrinseco della
laurea. Ma il prestigio è volatile, ieri chi comanda lo concedeva,
oggi no.

Il fatto che giurisprudenza e medicina non abbiano il 3+2 mentre
ingegneria si, è che abbiamo copiato (ma guarda caso) le altre nazioni
europee e gli States...TUTTE le facoltà pro-azienda sono 3+2. Cosa
dovrebbe dire un neolaureato in economia e commercio VO che sta
tentando di fare il commercialista vedendo che oggi un semplice 3
SENZA 2 può fare almeno due o tre anni prima di lui la stessa carriera
o entrare in azienda con le sue stesse mansioni?

Almeno in Italia la differenza vera la fa il potere, le "conoscenze"
che
hai non il diploma di laurea. Sono più preciso: anche e sopratutto chi
è tuo padre (o tua madre)...
È un fatto che probabilmente un neolaureato quando entra nel mondo
lavorativo è di sicuro più fresco, con più voglia di fare e con più
idee di chi è dentro da una quindicina di anni avendo studiato la
metà...ma quest'ultimo ha intanto acquisito potere
all'interno di quella organizzazione...è l'anzianità (almeno).

Questo è un modo, democratico e mediocre, di distinguere i fantozzi.

Ultima cosa:

ci si lamenta del NO, ma il vero processo di disgregazione di TUTTE le
lauree è partito quando sono incominciate a spuntare facoltà in tutte
le città d'Italia sui 50000 abitanti.
Chi si è fatto più culo uno di Milano o uno di Urbino? Mettiamo anche
questo sul piatto? E non mi pare che esista una differenza reale sul
mercato del lavoro...anzi peggio: è tutto ancora più provinciale, vi
siete accorti che al di fuori della provincia in cui dichiarate di
abitare non vi cagano?
  #2  
Old 07-16-2008
Francesco
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Default Re: Ingegneri, disoccupazione, estero...(LUNGO)


> Ragazzi, ma credete che un neolaureato in medicina stia meglio di noi?

Innanzitutto non ho mai visto l'annuncio "Cercasi medico o infermiere
..........." mentre e poi tieni presente che il medico che entra nel mondo
del lavoro entra sempre dalla porta principale. Nella ASL tutti i medici
hanno lo status di dirigente.







> Il culo se lo è fatto anche lui, cosa credete? Ragionava meno, ma non
> confondiamolo con altre lauree da ridere. Se non hai 110 e lode non
> hai speranza
> di trovare un specializzazione e il tempo della fila per entrare è
> inversamente proporzionale alle leccate che devi dare al prof. fra
> bottiglie di vino e trattamenti da infermiere sotto un capo reparto
> che avrà la quinta elementare...

Ma una volta entrato lo statu di dirigente è assicurato, vedi sopra
...............
La maggior parte degli ingegneri sono destinati a fare tutta la vita gli
impiegati








> Uno dei problemi di noi ingegneri è che abbiamo fatto ingegneria non
> solo perchè ci affascinava l'idea di conoscere materie
> scientifico-tecnologiche, ma anche per il prestigio intrinseco della
> laurea. Ma il prestigio è volatile, ieri chi comanda lo concedeva,
> oggi no.

E' qui il punto. In tutto il mondo le professioni tecniche non contano un
gran che.
In Italia invece "l'ingegnere" sconta ancora, a livello popolare, il
prestigio che gli deriva dagli anni 1930-60.
Questo "status" non ha più riscontro nella vita lavorativa dove l'ingegnere
è destinato per lo più a fare lavori impiegatizi e ciò sarà sempre più vero.

Quello di cui qui si discute non è se la cosa sia giusta o meno. Una società
capitalistica è congegnata in questo modo e può anche essere giusto che sia
così. Quello che è PROFONDAMENTE SBAGLIATO è che chi si iscrive a ingegneria
non abbia le idee chiare sul futuro che REALISTICAMENTE lo aspetta e faccia
quindi scelte consapevoli









> Chi si è fatto più culo uno di Milano o uno di Urbino?


Una scuola non è più formativa se fa più il culo di altre!
Uno che esce dalla Bocconi non si è fatto di più il culo però ha sicuramente
una laurea che vale di più





  #3  
Old 07-16-2008
blizzard
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Default Re: Ingegneri, disoccupazione, estero...(LUNGO)


avlombardi ha scritto:

[snip] in linea di massima, concordo con quanto sopra: aggiungo che in
qualche modo è giusto dare un taglio ai 'privilegi intrinseci della
laurea'; ma lo sai che all'estero quasi ci prendono in giro? quanto poi
alle professioni *veramente* privilegiate (quelle per le quali contano
sopratutto le conoscenze e chi sono papà e mammà), altro che ingegneri
et similia, vogliamo parlare dei nostri 'sacri' Notai? negli USA e in UK
non esistono nemmeno, e francamente non vedo l'ora che spariscano anche
qui da noi.


> Ultima cosa:
>
> ci si lamenta del NO, ma il vero processo di disgregazione di TUTTE le
> lauree è partito quando sono incominciate a spuntare facoltà in tutte
> le città d'Italia sui 50000 abitanti.


anche meno. ma non lo trovo un fatto disdicevole. le sedi piccole sono
spesso meglio organizzate delle grandi e si vive e si studia bene,
inoltre consente di limitare molte spese a chi deve accedere
all'università. Discorso diverso casomai per una specializzazione,
master etc.; in questo caso magari è bene andarseli a cercare nelle sedi
più valide oppure all'estero.


> Chi si è fatto più culo uno di Milano o uno di Urbino? Mettiamo anche
> questo sul piatto?


ti stupiresti dell'efficienza del campus scientifico di Urbino (dove
peraltro non esiste la facoltà di ingegneria), e anche del mazzo che
fanno molti professori agli esami . Poi non credo che rendere un esame
o una facoltà difficile sia un valore in assoluto.

>E non mi pare che esista una differenza reale sul
> mercato del lavoro...anzi peggio: è tutto ancora più provinciale, vi
> siete accorti che al di fuori della provincia in cui dichiarate di
> abitare non vi cagano?


non direi, forse è la tua esperienza personale.
  #4  
Old 07-16-2008
dan
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Default Re: Ingegneri, disoccupazione, estero...(LUNGO)

Il 09 Dic 2003, 17:01, blizzard <blizzard@xyzt.freemail.it> ha scritto:
> et similia, vogliamo parlare dei nostri 'sacri' Notai? negli USA e in UK
> non esistono nemmeno, e francamente non vedo l'ora che spariscano anche
> qui da noi.
>

Che in Italia spariscano i notai (autentica casta e veri parassiti della
societa') purtroppo non succedera' mai; fanno un lavoro schifosissimo e in
molti casi inutile: il loro lavoro in pratica e' quello di fare le veci
dello stato nella maggior parte delle transazioni che si fanno tra privati,
eppure si fanno pagare parcelle stratosferiche; non solo, ma udite udite: ma
lo sapevate che i notai vengono sovvenzionati con soldi dello stato (e
quindi nostri)? E sto parlando di decine di migliaia di Euro all'anno. Ma vi
rendete conto?

--------------------------------
Inviato via http://arianna.libero.it/usenet/
  #5  
Old 07-16-2008
avlombardi
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Default Re: Ingegneri, disoccupazione, estero...(LUNGO)

"Francesco" <franci1963pippo@inwind.it> wrote in message news:<wFlBb.178043$e6.6651185@twister2.libero.it>. ..
> > Ragazzi, ma credete che un neolaureato in medicina stia meglio di noi?


> Innanzitutto non ho mai visto l'annuncio "Cercasi medico o infermiere
> .........."


> Ma una volta entrato lo statu di dirigente è assicurato, vedi sopra
> ..............


Vero. Ma qui la differenza è nel posto di lavoro, ovvero statale o no.
In nessun concorso statale ho visto "cercasi ingegnere o perito" e per
contro, forse se un medico cerca di entrare in una clinica privata può
anche trovare l'annuncio "cercasi medico o infermiere"...
Il medico in Italia punta al posto statale per definizione,
l'ingegnere tende (anche perchè di posti statali ne vedo pochi o
impossibili) a vendersi nel (semi-)privato (dico "semi" perchè di
privato vero in Italia c'è solo la PMI) con le conseguenze che
sappiamo.
Forse ciò che ha pesato di più su gli ingegneri qui in Italia è
proprio l'economia statalizzata, l'inesistenza di un mercato
industriale vero (privato). E' una vergogna che il posto statale puro
non sia stato toccato dalla riforma del 97 (l'interinale) mentre
l'"industria" (parastatale) si.

>
>
> > Chi si è fatto più culo uno di Milano o uno di Urbino?

>
> Una scuola non è più formativa se fa più il culo di altre!
> Uno che esce dalla Bocconi non si è fatto di più il culo però ha sicuramente
> una laurea che vale di più


Te lo concedo. Nello specifico ti dico che la Bocconi non conta più
come una volta. Gli economisti, come tutti i "pro-azienda", piangono
come noi. E' il discorso che facevo prima: fra statale e parastatale.


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