|
#11
|
|||
|
|||
|
"AlbertOne" <InformatiBene@prigioniero.it> ha scritto nel messaggio news:40abe511.686843@powernews.libero.it... > Ciao > > Mi sapete dire se è possibile aprire uno studio associato tra 3 > individui in cui 2 sono regolarmente abilitati alla professione (un > ingegnere ed un architetto) ed il terzo (detentore di partita iva come > disegnatore e laureato in architettura) non è ancora abilitato ? > Se fosse possibile che problematiche comporterebbe ? > > Grazie 1000 > Alb. "Studio associato" si. "Studio associato tra professionisti" NO. Perchè uno degli associati non è un professionista. Comunque spassionatamente... non cercare qui la risposta, senti un commercialista. Carletto |
|
#12
|
|||
|
|||
|
Il Thu, 20 May 2004 15:20:27 +0200, "Stefania Parmesani"
<stefiparmesaniTOGLIMIperSEMPREMAILInvalid@iol.com > scrisse: >La ratio della norma è a tutela dei terzi potenziali clienti, che non >devono essere tratti in inganno dalla dizione di "studio professionale" o >"studio associato". Tutto bene tranne questa ultima frase. La legge fatta in era fascista serviva per impedire agli ebrei che erano inibiti alla professione di operare lo stesso all'interno di studi professionali. Sono passati piu' di 60 anni ma la legge è rimasta. -- federico reyneri architetto ICQ 149062387 *underlabo -226 laboratorio di progettazione via gran san bernardo 5, milano www.underlabo.it |
|
#13
|
|||
|
|||
|
"AlbertOne" <> ha scritto > come ora mi trovo 2 a 1 (2 non è possibile, 1 è possibile) > Mi date altre info ? Uno studio associato deve essere costituito fra professionisti iscritti ad un'ordine o collegio. Il fine di uno studio associato è quello di un'organizzazione meramente strumentale per lo svolgimento dell'attività intellettuale. La gestione in forma associata permette di ripartire i costi dello studio professionale. Il rapporto col cliente rimane individuale e si configura come vero e proprio lavoro autonomo, la prestazione invece può essere collettiva o meno. Quindi uno studio associato sono persone che esercitano in forma associata un lavoro autonomo. Per svolgere l'attività, si necessità di beni strumentali e di lavoro di persone legate allo studio. Questa è la cosa più importante che ti permette di partecipare in uno studio associato ma non di costituirlo. La società ha delle quote di partecipazione, e i proventi sono ripartiti in base al lavoro effettivamente svolto dal singolo professionista,e sempre che non si sia deciso diversamente, di solito sono proporzionate al valore dei conferimenti dei soci. Per costituire uno studio associato è necessaria una scrittura privata con firma autenticata oppure un atto pubblico e deve essere comunicato agli ordini o ai collegi professionali. Da qui in poi entra in campo il commercialista che crea lo statuto ideale per le proprie esigenze con le giuste scappatoie. |
|
#14
|
|||
|
|||
|
"Jilani Khaldi" <j.khaldi@virgilio.it> ha scritto nel messaggio news:40acc0ff.13040597@news.tin.it... > >La legge 23 novembre 1939, n. 1815, articolo 1, comma 1, prevede > Sicuramente la legge è stata modificata. Informati da un commercialista. Io sono un commercialista! E la legge,all'art.1 non è stata abrogata. Semmai con la Bersani c'è stato un tentativo per innovare la portata normativa che effettivamente è molto vecchia. Il quantum è che gli studi associati fra professionisti sono tali se tutti i componenti sono iscritti ad un ordine o albo. Resta il fatto, in Italia, che chiunque possa costituire uno studio fra "professionisti" pur non avendo i titoli abilitativi, anche perchè gli effetti fiscali sono i medesimi, eventualmente possono esserci delle ripercussioni civilistiche tipo annullamento o annullabilità della figura dello studio associato o degli atti da esso compiuti. D'altro canto in Italia tutti devono pagare le tasse, ma molti non lo fanno: questo non significa che operino correttamente. Ciao Stefania |
|
#15
|
|||
|
|||
|
<Federico Reyneri f.reyneri @ awn.it> ha scritto nel messaggio news:cuepa0hdbb97eqb62l37ct7gu1sbj569g9@4ax.com... > Il Thu, 20 May 2004 15:20:27 +0200, "Stefania Parmesani" > <stefiparmesaniTOGLIMIperSEMPREMAILInvalid@iol.com > scrisse: > > >La ratio della norma è a tutela dei terzi potenziali clienti, che non > >devono essere tratti in inganno dalla dizione di "studio professionale" o > >"studio associato". Negli anni 40, non vi erano tutte le figure professionali che esistono negli anni 2000, gli unici professionisti che esistevano erano tutti e sempre iscritti ad un ordine.Quello che voglio dire è che non c'era un ragioniere che si diplomasse tale e facesse un lavoro diverso dal commercialista. O un architetto che si laureasse e facesse un lavoro diverso dalla progettazione di immobili. O un ingegnere che dopo la laurea non facesse i calcoli del c.a. o un giurista che non facesse l'avvocato. Adesso invece ci sono milioni di laureati in economia e commercio, giurisprudenza, architettura ecc, che fanno i lavori piu' disparati. La portata della norma era intesa in quel senso: c'era una situazione di laureati molto meno ampia di quella dei nostri tempi. Buona Giornata Stefania |
|
#16
|
|||
|
|||
|
AlbertOne scriveva nel messaggio | il 20/05/2004 00:52:
Le strutture societarie per lo svolgimento delle attività di progettazione http://tinyurl.com/ytroz Professione e fisco - pdf http://tinyurl.com/3c5gv buona consultazione |
|
#17
|
|||
|
|||
|
> Nessun problema. Uno studio associato è uno studio dove tutti i suoi
membri sono > semplicemente laureati. Personalmente, sono stato membro di uno studio > associato, insieme ad un ingegnere, per diversi anni, quando non ero ancora > architetto. Mi "associai" con l'ingegnere con la mia laurea in fisica! Per curiosità, ma come sei finito da una laurea in fisica a lavorare nel campo dell'architettura/ingegneria? Saluti, felis `°¤ø,¸¸,ø¤°`°¤ø,¸¸,ø¤°` www.felisopus.it |
|
#18
|
|||
|
|||
|
Il Fri, 21 May 2004 08:41:07 +0200, "Stefania Parmesani"
<stefiparmesaniTOGLIMIperSEMPREMAILInvalid@iol.com > scrisse: >D'altro canto in Italia tutti devono pagare le tasse, ma molti non lo fanno: >questo non significa che operino correttamente. Una cosa è pagare le tasse che è doveroso e obbligatorio, un'altra è la possibilità di costituire società di professionisti. -- federico reyneri architetto ICQ 149062387 *underlabo -226 laboratorio di progettazione via gran san bernardo 5, milano www.underlabo.it |
|
#19
|
|||
|
|||
|
>Per curiosità, ma come sei finito da una laurea in fisica a lavorare nel
>campo dell'architettura/ingegneria? E' la vita che dicede per noi, diceva il caro Mies van der Rohe! L'ingegneria per me è solo una serie di applicazioni pratiche di alcuni principi fisici, ne più ne meno. L'architettura invece è un insieme di concezioni, quello spaziale è certamente dominante. Qui c'è un parallelo tra la fisica e architettura sul tema spazio (lascio il tempo da parte). C'è molta analogia tra le masse (muri, diframmi, volte...) che modellano lo spazio creando l'architettura e le masse (galassie, nebulose, quasar, pulsar...) che modellano lo spazio (cruvandolo) definendo l'universo. Poi c'è il carattere dell'infinitamente piccolo e dell'infinitamente grande in entrambi: dalla fisica delle particelle a quella delle galassie; ossia, dal cucchiao alla città, al territorio. Il fattore di scala è sempre presente sia in architettura, sia in fisica. Io vedo che quando l'architettura o la fisica degenerano diventano ingegneria. Ciao! // jilani -- Jilani Khaldi http://jkhaldi.oltrelinux.com |
|
#20
|
|||
|
|||
|
Il Fri, 21 May 2004 15:14:44 GMT, j.khaldi@virgilio.it (Jilani Khaldi)
scrisse: >Io vedo che quando l'architettura o la fisica degenerano diventano ingegneria. Bellissima! LOL :-) -- federico reyneri architetto ICQ 149062387 *underlabo -226 laboratorio di progettazione via gran san bernardo 5, milano www.underlabo.it |
| Thread Tools | |
| Display Modes | |
|